Cultura e quartieri, Genova entra nel laboratorio che formerà giovani e donne per rigenerare la città

Il Comune aderisce come partner istituzionale al progetto “Progettare Cultura per il Territorio 2027”. I corsisti lavoreranno su aree reali, beni pubblici e servizi di prossimità

Genova entra nella quinta edizione di “Progettare Cultura per il Territorio 2027”, il percorso di alta formazione che punta a intrecciare competenze culturali, rigenerazione urbana, partecipazione dei cittadini e nuove opportunità professionali per giovani e donne. La giunta comunale ha approvato l’adesione del Comune come partner istituzionale al progetto promosso dall’impresa sociale e think tank Dialoghi d’Arte S.r.l. e sostenuto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo.

La delibera nasce dal lavoro congiunto dell’assessora all’urbanistica Francesca Coppola, dell’assessore al patrimonio e decentramento Davide Patrone e dell’assessore alla cultura Giacomo Montanari. L’obiettivo è portare la progettazione culturale dentro i processi di trasformazione della città, non come elemento decorativo, ma come strumento operativo per leggere i bisogni dei quartieri, riattivare spazi pubblici, dare nuove funzioni al patrimonio comunale e costruire servizi di prossimità.

Il progetto, avviato nel 2022, è pensato come un percorso professionalizzante. Non si limiterà alle lezioni teoriche, ma porterà i partecipanti a misurarsi con casi reali, con il supporto di mentorship personalizzata e con il confronto diretto con l’amministrazione. I corsisti saranno chiamati a sviluppare proposte concrete partendo da ambiti cittadini indicati dal Comune, traducendo esigenze urbane e sociali in interventi culturali sostenibili.
«La cultura è un motore della rigenerazione sociale e urbana», afferma l’assessore alla cultura Montanari. «Aderire a Progettare Cultura per il Territorio 2027 significa dare ai giovani e alle donne gli strumenti concreti per diventare protagonisti del cambiamento, mettendo le loro competenze al servizio dei quartieri». Per l’assessore alla Cultura la collaborazione con Dialoghi d’Arte e Fondazione Compagnia di San Paolo consente di formare «i professionisti di domani» e di trasformare le idee in progetti capaci di valorizzare identità cittadina e spazi comuni.
La parte urbanistica del progetto è legata anche al modello della “Città dei 15 minuti”, cioè all’idea di quartieri in cui servizi, funzioni pubbliche, cultura, socialità e spazi di relazione siano raggiungibili in tempi brevi e non concentrati solo nelle aree centrali. «La pianificazione urbanistica moderna non può prescindere da una visione integrata e immateriale dello spazio pubblico», sottolinea l’assessora all’urbanistica Francesca Coppola. «Con questo progetto portiamo la progettazione culturale dentro i processi di trasformazione fisica della città».
Per Coppola, non si tratta soltanto di ridisegnare aree urbane, ma di inserire funzioni vitali e servizi di prossimità capaci di rispondere ai bisogni reali dei quartieri. Il lavoro dei corsisti, in questa prospettiva, diventerà anche un laboratorio utile per sperimentare metodi e strumenti da integrare nelle politiche comunali di pianificazione.
Il terzo asse riguarda il patrimonio pubblico, soprattutto quello collocato nelle aree meno centrali o oggi sottoutilizzato. «Valorizzare il patrimonio pubblico significa restituirgli una funzione sociale ed economica centrale», dichiara l’assessore al decentramento e patrimonio Davide Patrone. «Attraverso il decentramento e l’ascolto dei territori, vogliamo che i beni comuni diventino hub di innovazione sociale». Secondo Davide Patrone, il percorso potrà aiutare a riempire contenitori vuoti o poco utilizzati con contenuti culturali pensati dalla comunità e per la comunità, attivando anche forme di micro-economia locale.
Il Comune avrà quindi un ruolo diretto nello sviluppo del programma. Indicherà le aree e i quartieri su cui concentrare le sperimentazioni, affiancherà i corsisti attraverso gli uffici competenti e lavorerà per allineare le proposte alle politiche pubbliche già in corso, in particolare su cura dei beni comuni, spazi pubblici, prossimità e rigenerazione urbana.
L’adesione a “Progettare Cultura per il Territorio 2027” mette dunque insieme formazione, amministrazione e territorio. La sfida sarà trasformare un percorso didattico in un’officina di idee utili alla città, capace di produrre progetti non astratti ma radicati nei quartieri, nelle loro fragilità e nelle loro potenzialità.
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